La maturità di Cesare Pavese

Non so se avrei scelto proprio quella poesia di Pavese per un tema alla maturità. Ma di una cosa sono certo: lui meriterebbe ben più di una traccia d’esame per essere davvero conosciuto.
Da domani, lunedì 22 giugno, Santo Stefano Belbo si riempie di parole, musica e incontri per il Pavese Festival 2026, che quest’anno si intitola “Ritorno all’uomo”, proprio come l’articolo che Pavese scrisse sull’Unità nel 1945, subito dopo la liberazione. Un titolo che sembra parlare anche a noi, oggi, in un tempo in cui il rischio di perdere la propria umanità è quanto mai concreto.
Sei giorni, decine di eventi, ospiti di rilievo, tutti chiamati a confrontarsi con una figura complessa, fatta di slanci e contraddizioni profondamente umane. Perché Pavese non è solo la poesia che si studia (o si sopporta) a scuola: è un uomo intero, con le sue luci e le sue ombre, che vale la pena scoprire fuori dai banchi.
Un’occasione ghiotta per chi vuole andare oltre la pagina d’antologia.
«l’angoscia e il sangue non sono la fine di tutto. Una cosa si salva sull’orrore, ed è l’apertura dell’uomo verso l’uomo».
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